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GTP-4 è in grado di giocare a Doom, anche se con scarsi risultati

gpt-4 gioca a doom da solo
  • Pubblicato:
    13 Marzo 2024, 10:22
  • Aggiornato:
    13 Marzo 2024, 10:22
Lorenzo Ricciutelli

Un ingegnere di Microsoft ha elaborato un metodo che permette a GPT-4, il modello di intelligenza artificiale di OpenAI, di giocare a Doom, anche se con prestazioni poco brillanti.

Lo sviluppatore si chiama Adrian de Wynter, e in un post sul suo blog, ha raccontato tutti i dettagli che hanno permesso a GPT-4 di affrontare i nemici di Doom. Ha integrato GPT-4 con l’API Vision, consentendo così al modello di comprendere immagini e agire coerentemente.

Per il test, de Wynter ha sviluppato un programma in grado di acquisire screenshot da un computer su cui girava Doom. Queste immagini venivano inviate a GPT-4, che aveva il compito di “vincere la partita” affrontando tutti i nemici. Ogni immagine veniva quindi trasformata in un input per gestire il gioco.

Nell’esperimento, de Wynter ha concesso a GPT-4 l’accesso a un sistema di prompt con consigli come affrontare il gioco, tenendo conto anche delle azioni passate.

diagramma di de wynter su gpt-4 che gioca a doom

I risultati hanno mostrato che la tecnologia di OpenAI riesce a giocare a Doom in modo “accettabile”, dimostrandosi capace di navigare la mappa e colpire i nemici. Ma se paragoniamo le prestazioni dell’IA a quelle umane, GPT-4 non si dimostra all’altezza del gioco. Ad esempio, il modello compie azioni poco sensate, come rimanere bloccato negli angoli e colpire il muro in preda “alla frustazione” oppure sparare a distanza ravvicinata ai vari barili esplosivi situati in ogni livello.

Per il momento, il problema più grande è che l’AI ignora i nemici, comportandosi come se questi non esistessero appena escono al campo visivo. Lo sviluppatore afferma: “Nella maggior parte dei casi, il modello viene eliminato perché resta bloccato in un angolo, finendo per essere colpito alle spalle”.

I risultati ottenuti ci dicono che GPT-4 può avere difficoltà nel ragionamento a lungo termine e nella “permanenza di un oggetto”, ovvero la capacità di comprendere che un oggetto continua ad esistere anche se non è più visibile. Ma è solo questione di tempo.


Lorenzo Ricciutelli
Lorenzo Ricciutelli
Fondatore e autore di Techdot. Vivo da sempre con un’amore sfrenato per l’informatica e la tecnologia. Homo sanza lettere, discepolo della esperienza. Imprenditore digitale.